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CASA VOLPA
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Lambrusco Grasparossa di Castelvetro Doc

Nella zona compresa tra le province di Modena e Reggio Emilia si trovano i vigneti del Lambrusco. Questo vitigno discende da una vite selvatica chiamata dai latini appunto “labrusca vitis”, che cresceva spontanea nelle zone non coltivate. Conosciuto già ai tempi degli Etruschi e dai Romani, del Lambrusco si trovano tracce negli scritti di Plinio, Catone e Pier de’ Crescenzi. Con il passare degli anni, la coltivazione di questa vite selvatica ha dato luogo a un vino conosciuto e apprezzato in tutto il mondo grazie alle sue inconfondibili particolarità. Oggi sono ben cinque le Doc riconosciute per questo vino e il Lambrusco Grasparossa di Castelvetro è una delle quattro prodotte in Emilia Romagna. Esso si produce nelle tipologie Rosso e Rosato (anche in versioni più o meno dolci).

Come si consuma
Il Lambrusco Grasparossa di Castelvetro Doc Rosso si abbina molto bene a pizze e piatti ricchi perché capace di esaltare i sapori, ma allo stesso tempo di coadiuvare la digestione. Sia il tipo Rosso che il Rosato si sposano bene con prosciutto, culatello, spalla cotta, tortellini, tortelli di zucca e con la classica ciambella reggiana. Va bevuto entro l’anno successivo la vendemmia e servito in calici allungati a una temperatura di12-14 gradi.

Come si conserva
Per una corretta conservazione il Lambrusco Grasparossa di Castelvetro Doc deve essere conservato in ambienti con temperatura costante compresa fra 10 e 15°C e a un’umidità del 70–75% per evitare che il tappo si asciughi. Le bottiglie vanno poste orizzontalmente su scaffalature di legno, in modo da evitare urti.

Come si produce
La vinificazione di questa Doc nelle due versioni prodotte consiste nel sottoporre il prodotto base a rifermentazione al fine di ottenere la formazione della spuma. Si utilizzano mosti d’uva o mosti concentrati provenienti da uve adatte alla produzione di questo vino.
Questa è l’unica metodologia autorizzata, non essendo consentita l’aggiunta totale o parziale di anidride carbonica che non derivi da un procedimento rifermentativo naturale. Al termine della rifermentazione il vino frizzante così ottenuto viene refrigerato, filtrato, e, sempre a bassa temperatura, indirizzato all’imbottigliamento. L’imbottigliamento per questi vini è isobarico, cioè avviene in presenza di un gas a pressione contraria rispetto a quella dell’anidride carbonica contenuta nel vino.

Materiale liberamente tratto dal sito: www.naturalmenteitaliano.it